Come uno scatolone dimenticato ha riportato alla luce mondi che credevo perduti
Ci sono momenti della nostra vita che pensiamo di aver lasciato indietro. Capitoli chiusi, pagine che pensiamo non abbiano più nulla da raccontarci. Poi, un giorno, quasi per caso, tornano a bussare. Per molti anni non ho pensato a quelle storie. Non perché avessi deciso di abbandonarle. Semplicemente, la vita aveva preso altre strade e quelle pagine erano rimaste lì, custodite in uno spazio dimenticato della mia memoria. Io non stavo cercando quelle storie. Non sapevo nemmeno di averle conservate, non sapevo di averle ancora. Ed è forse questa la parte più sorprendente: ritrovare qualcosa che apparteneva a te, ma che avevi quasi dimenticato di aver creato.
Uno scatolone dal passato Non è stato un momento programmato. Era semplicemente uno scatolone. Uno di quelli che rimangono per anni in qualche angolo della casa, pieni di oggetti che non ricordiamo più di avere conservato. Dentro c'erano loro. I miei vecchi quaderni. Ricordo ancora il momento in cui ho aperto quei quaderni e ho riconosciuto la mia vecchia grafia. Il rumore delle pagine che si aprivano dopo anni. Quelle parole appartenevano a me, ma sembravano arrivare da una persona lontana nel tempo. Pagine scritte tanti anni prima, con idee, appunti, personaggi e frammenti di mondi appartenuti a una versione precedente di me. Una me di tanti anni prima, che scriveva senza sapere dove quelle parole mi avrebbero portata, né se un giorno qualcuno avrebbe mai letto quelle pagine.
Incontrare di nuovo una parte di me Rileggere quelle pagine è stato come aprire una porta verso un tempo lontano. Mi sono ritrovata di nuovo lì: seduta nel silenzio della notte, con una piccola lampada accesa, mentre lasciavo che la mia immaginazione costruisse luoghi, atmosfere e personaggi. Quei quaderni non contenevano soltanto parole. Custodivano emozioni, dubbi, sogni. Custodivano l'inizio di mondi che ancora non sapevano quale forma avrebbero preso.
Quando una storia trova una nuova strada Tra quelle pagine, c'erano i primi frammenti di quello che sarebbe diventato Le Ombre di Áetheria.Un mondo nato da immagini, idee e domande, costruito attorno a misteri, antichi segreti e verità nascoste. Un viaggio dove la battaglia più importante non è soltanto contro ciò che si trova fuori, ma soprattutto contro le proprie Ombre. Ma la scrittura aveva ancora una sorpresa in serbo. Mentre lavoravo al mio primo romanzo e aspettavo il momento della pubblicazione, è arrivata una nuova storia. Una storia diversa da quella che avevo immaginato di scrivere. In quel momento non stavo cercando un'altra storia. Avevo semplicemente bisogno di scrivere. Quella storia sarebbe diventata La Ragazza di MezzanotteRicordo ancora di aver scritto due versioni del primo capitolo e di averle fatte leggere a mio figlio chiedendogli di scegliere quella che preferiva. Lui scelse la seconda. Più poetica, più sospesa. Io? Io alla fine ho scelto la prima. Perché forse una parte della scrittura è anche questa: ascoltare i consigli degli altri, ma poi riconoscere la voce che senti davvero tua. Perché una storia esiste già dentro di te in un determinato modo, e solo così senti che deve essere raccontata. La cosa più importante, però, è restare fedeli alla propria voce. Lo stile può cambiare da storia a storia, ma la voce di un autore è ciò che rende ogni racconto riconoscibile.
Dare una nuova casa alle storie Ritrovare quelle pagine ha cambiato il mio modo di guardare alla scrittura. Quello che pensavo fosse semplicemente qualcosa di dimenticato, lasciato nel passato era in realtà una parte di me che aspettava di essere riscoperta. Quelle storie hanno attraversato anni, cambiamenti e silenzi, aspettando che quella parte di me che immaginava universi durante le notti in bianco tornasse a dare loro una nuova vita. Chissà, forse un giorno anche quelle storie vedranno la luce. Sperando soltanto di non doverle lasciare aspettare altri quindici anni. E ora alcune di quelle storie hanno trovato una nuova casa. Non più soltanto tra le pagine dei miei quaderni. Ma insieme ai lettori.
La stanza invisibile dove nascono le storie Ogni autore ha una stanza invisibile dove nascono le storie. Una stanza fatta non di pareti, ma di ricordi, immagini, emozioni e frammenti di immaginazione. Per molto tempo quella porta è rimasta chiusa. Oggi ho deciso di aprirla. Perché forse le storie non appartengono soltanto a chi le scrive. A un certo punto chiedono di essere condivise. Benvenuti dentro. A volte accadono incontri che sembrano semplicemente casuali, ma che arrivano proprio nel momento in cui devono arrivare. Alcuni li chiamano serendipità. Ma questa è un'altra storia, e ve la racconterò la prossima volta.
E voi? Avete mai ritrovato qualcosa del vostro passato che vi ha ricordato una parte di voi che avevate dimenticato? Mi piacerebbe conoscere la vostra storia.


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